Luglio 2026

Caldo e routine estiva come adattare le abitudini senza aspettare settembre

Caldo e routine estiva: come adattare le abitudini senza aspettare settembre

Il blog potenziativo Caldo e routine estiva: come adattare le abitudini senza aspettare settembre Ci sono periodi dell’anno in cui le abitudini sembrano trovare facilmente il loro posto. Gli orari sono abbastanza regolari, sai quando allenarti, riesci a organizzare i pasti e riconosci il momento in cui hai bisogno di fermarti. Poi arriva il caldo e quel ritmo comincia a cambiare. Può capitare di dormire meno bene, svegliarsi già affaticate, avere poca voglia di cucinare e rimandare il movimento perché ogni attività sembra richiedere più energia. Anche le giornate diventano meno prevedibili: si esce più spesso, si modificano gli orari e ciò che funzionava fino a qualche settimana prima non entra più nella quotidianità con la stessa naturalezza. È proprio in questo momento che può comparire una frase apparentemente innocua: “Riprenderò a settembre.” Settembre, però, è ancora lontano. E se per tutta l’estate lasci andare ciò che ti faceva stare bene, quando arriverà il momento di ricominciare potresti sentirti davvero distante dalle tue abitudini. Forse non hai bisogno di sospendere tutto. Hai bisogno di trovare un ritmo diverso. L’estate non può avere la stessa routine dell’inverno Uno degli errori più comuni è cercare di mantenere lo stesso programma in ogni periodo dell’anno. Se durante i mesi più freschi ti allenavi nel tardo pomeriggio, con il caldo quell’orario potrebbe diventare poco piacevole. Se eri abituata a preparare pasti più elaborati, potresti non avere più voglia di restare a lungo in cucina. Se la sera riuscivi a occuparti di alcune attività, ora potresti arrivarci con meno energia. Quando la giornata cambia, anche le abitudini hanno bisogno di essere adattate. Questo passaggio può sembrare semplice, ma spesso incontra una resistenza: temiamo che modificare un’abitudine significhi perdere i risultati ottenuti o diventare meno costanti. Così continuiamo a confrontare ciò che riusciamo a fare oggi con ciò che facevamo qualche mese fa. Il risultato è che la versione completa sembra troppo impegnativa e quella ridotta ci appare insufficiente. Alla fine non scegliamo nessuna delle due. Una routine utile, invece, dovrebbe riuscire a seguirti anche quando cambiano il clima, gli orari, gli impegni e l’energia disponibile. Non può funzionare soltanto nelle giornate perfette. La trappola del “tanto ormai” Il caldo può diventare il punto dal quale iniziano molte rinunce. Salti un allenamento perché ti senti stanca. Il giorno successivo mangi in modo più disordinato perché non hai organizzato il pranzo. La sera vai a letto più tardi e al mattino ti svegli senza energia. Dopo qualche giorno compare la sensazione di aver già perso il ritmo. A quel punto è facile pensare: “Tanto ormai questa settimana è andata.” Oppure: “In vacanza non riuscirò comunque a mantenere niente.” Il problema non è il singolo allenamento saltato o il pasto improvvisato. È la conclusione che ne trai. Un cambiamento di programma diventa la prova che non sei più costante, e quella sensazione ti porta ad abbandonare anche ciò che potresti ancora mantenere. La continuità non consiste nel ripetere sempre lo stesso programma. Si costruisce imparando a riconoscere quale versione dell’abitudine può accompagnarti nella giornata che hai davanti. Cambiare la forma senza perdere la direzione Immagina di aver programmato un allenamento di quaranta minuti. Arriva il momento previsto e ti accorgi di non avere l’energia necessaria per svolgerlo come avevi pensato. Puoi rinunciare completamente oppure chiederti che cosa sia possibile fare quel giorno. Forse puoi dedicare dieci minuti alla mobilità. Puoi eseguire una breve sequenza di esercizi di forza, aumentando le pause. Puoi spostare la camminata in un orario più piacevole o dividere il movimento in due momenti più brevi. Non sarà l’allenamento che avevi programmato, ma continuerà a tenere aperto il rapporto con il movimento. Questa distinzione è importante. Se valuti ogni attività soltanto in base alla durata o alla fatica, una versione ridotta ti sembrerà sempre poco significativa. Se invece osservi anche la continuità che ti permette di conservare, quella stessa scelta acquista un valore diverso. Non stai cercando di fare meno per abitudine. Stai evitando che una giornata più faticosa si trasformi in un’interruzione lunga settimane Anche l’alimentazione ha bisogno di una versione estiva Con il caldo può diminuire la voglia di cucinare, ma questo non significa che tu debba scegliere ogni volta tra un pasto elaborato e qualcosa mangiato velocemente al fast food. La soluzione può trovarsi nel mezzo. Un piatto fresco può essere semplice e, nello stesso tempo, soddisfacente. Puoi partire da una porzione di verdure, aggiungere una fonte proteica come uova, legumi, pesce, formaggio fresco o carne bianca e completare con pane, riso, farro, cous cous o patate. Una ciotola con pomodori, cetrioli, ceci, pane tostato e olio extravergine richiede poco tempo. Lo stesso vale per un’insalata di riso con verdure e uova, per del pane accompagnato da ricotta e verdure oppure per un piatto di cous cous con ortaggi e legumi. Non serve creare ogni giorno una ricetta nuova. È più utile avere alcune combinazioni che conosci già e preparare in anticipo alcune basi da conservare in frigorifero, come cereali già cotti, verdure lavate o cucinate, uova sode e legumi. Quando arriva il momento del pasto, puoi unirle in pochi minuti senza dover ricominciare ogni volta dall’inizio. Quando non hai una soluzione semplice pronta, il rischio è arrivare al pasto molto affamata e scegliere in base alla fretta. A volte si finisce per pranzare soltanto con della frutta, pensando che con il caldo sia sufficiente, per poi ritrovarsi poco dopo a cercare qualcosa che dia una carica immediata, come snack o cibo spazzatura, ma che successivamente può lasciarti appesantita e ancora poco soddisfatta. La frutta può far parte del pasto o diventare uno spuntino fresco. Da sola, però, potrebbe non lasciarti soddisfatta a lungo. Accompagnarla con yogurt, frutta secca o inserirla in un pasto più completo può rendere la scelta più adatta alla tua giornata. L’obiettivo non è organizzare un’estate perfetta dal punto di vista alimentare. È evitare che ogni pasto diventi una decisione presa all’ultimo momento. Quando cambia l’energia, cambia anche il modo in cui vivi la giornata Il caldo

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In Alcune Tribù Africane la Menopausa è una Cerimonia. Da Noi è un Problema Medico.

In Alcune Tribù Africane la Menopausa è una Cerimonia. Da Noi è un Problema Medico.

Il blog potenziativo In alcune tribù africane la menopausa è una cerimonia. Da noi è un problema medico. Immagina questo. Hai 48 anni. Il tuo ultimo ciclo è arrivato sei mesi fa. In un villaggio Lovedu, nel cuore del Limpopo sudafricano, questo momento non passerebbe inosservato. Le donne anziane della comunità ti accoglierebbero in un cerchio. Ci sarebbero canti, offerte, parole tramandate di generazione in generazione. Da oggi saresti qualcosa di più, una custode del sapere, una donna a cui si chiede consiglio, una figura a cui si guarda con rispetto. In uno studio medico di Milano, Roma o Torino, questo stesso momento viene registrato così: “ultima mestruazione, avviare monitoraggio sintomi.” Stessa biologia. Mondi diversi. E se il problema non fosse nei tuoi ormoni, ma nella storia che la tua cultura ti racconta su di essi? E se una parte del tuo malessere nascesse anche dal modo in cui hai imparato a guardare il tuo corpo? Perché il corpo cambia, certo. Gli ormoni cambiano, il sonno cambia, il metabolismo cambia, l’energia cambia. Ma cambia anche il significato che dai a tutto questo. È proprio qui che serve cambiare sguardo: la menopausa non è solo un insieme di sintomi da monitorare, ma una fase che coinvolge corpo, mente, emozioni, identità e stile di vita. La parola che non esiste Iniziamo da un fatto linguistico che dice tutto. In giapponese, la menopausa si chiama konenki che significa letteralmente “anni di rinnovamento dell’energia vitale”. Non è una perdita. Non è una fine. È un passaggio verso qualcosa. Le donne Shona dello Zimbabwe usano un termine che si traduce approssimativamente come “diventare come un uomo anziano” con tutto il rispetto e l’autorità sociale che quella posizione comporta nella loro cultura. In molte lingue dell’Africa subsahariana non esiste nemmeno un termine medico per “vampata di calore” , non perché il fenomeno fisico non esista, ma perché non è mai stato isolato come problema degno di un nome separato. In italiano e in quasi tutte le lingue occidentali la menopausa è costruita linguisticamente come assenza: meno (cessazione) + pausa (stop). La fine di qualcosa. Il vocabolario stesso ci predispone a viverla come sottrazione. Le parole che usiamo per nominare un’esperienza determinano come la viviamo. Questo non è pensiero magico è neurolinguistica. E questo vale anche per le parole che usi ogni giorno con te stessa. Se ti ripeti “sto crollando”, “non sono più io”, “ormai è finita”, non stai solo descrivendo quello che provi. Stai anche rinforzando un modo di guardarti: come se il tuo corpo fosse diventato un problema e questa fase fosse solo una perdita.. Un clima di perdita. Di rassegnazione. Di distanza da te. Il primo cambiamento parte dal significato che dai a ciò che stai vivendo. Non significa ignorare i sintomi, ma smettere di guardarli come una condanna o come la prova che il tuo corpo non funziona più. Perché una cosa è dire: “Sono rotta.” Un’altra è dire: “Il mio corpo sta cambiando e ha bisogno di nuove abitudini, nuovi ritmi e un nuovo ascolto.” La seconda frase non è solo più gentile. È più utile. Tre culture, tre cerimonie, tre verità Le Donne Lovedu: il Potere che Arriva con l’Età La Regina della Pioggia,  figura sacra e politica della cultura Lovedu nel Limpopo è sempre una donna anziana, post-menopausale. Non nonostante l’età. Grazie all’età. Nella tradizione Lovedu, le donne che hanno attraversato la menopausa accedono a ruoli spirituali e decisionali preclusi alle donne più giovani. Non vengono “sostituite” dalla generazione successiva , diventano il centro gravitazionale della comunità. Sono loro a mediare i conflitti, a custodire le tradizioni, a guidare i riti. Il corpo che smette di essere fertile non perde valore , cambia funzione. E la nuova funzione è considerata superiore. Questo è un ribaltamento potentissimo. Perché nella nostra cultura, spesso, il corpo che cambia viene vissuto come un corpo che vale meno. Meno giovane, meno desiderabile, meno performante, meno controllabile. Ma cosa succederebbe se iniziassi a guardare questa fase non come una perdita di valore, ma come un cambio di funzione? Dopo i 45 anni il tuo corpo non ti sta chiedendo di tornare quello di prima. Ti sta chiedendo di essere sostenuto in modo diverso. Con un’alimentazione più adatta. Con un allenamento più mirato. Con più recupero. Con meno stress. Con una relazione meno giudicante verso te stessa. Questa è una delle basi del Metodo Olistico Potenziativo®: non riportarti indietro, ma aiutarti a ritrovare forza, energia e direzione nella fase che stai vivendo adesso. Le donne Navajo: la cerimonia del cambiamento Nella tradizione Navajo del Nordamerica, che condivide radici culturali con molte tradizioni africane nell’approccio al corpo femminile,  esiste il concetto di Kinaaldá, la cerimonia del passaggio femminile. Nelle comunità più tradizionali, un rituale analogo accompagna anche il passaggio verso la menopausa. Non si tratta di festeggiare la “fine della fertilità”. Si tratta di riconoscere pubblicamente che quella donna è entrata in una nuova fase di potere. La comunità si riunisce. Si mangia insieme. Si raccontano storie. La donna viene vista non come paziente, ma come protagonista. Ecco il punto. La donna viene vista. Non ridotta a sintomi. Non ridotta a vampate. Non ridotta a chili di troppo. Non ridotta alla frase “è normale, è l’età”. Vista. Come donna che attraversa un passaggio reale. Da noi, invece, tante donne attraversano la menopausa in silenzio. Magari continuano a lavorare, occuparsi della famiglia, rispondere alle richieste di tutti, sorridere, organizzare, sostenere. Intanto dormono male, si sentono gonfie, faticano a riconoscersi, perdono energia, si sentono emotivamente più fragili. Eppure, invece di essere accompagnate, spesso vengono lasciate sole con una frase: “È normale.” Ma normale non significa che tu debba rassegnarti. Normale non significa che tu non possa stare meglio. Normale non significa che il corpo non abbia bisogno di cura, strategia e ascolto. 👉 Se senti che stai attraversando questa fase senza sapere davvero da dove ripartire, puoi prenotare una consulenza gratuita con me.  È uno spazio semplice, senza giudizio, in cui iniziamo a leggere insieme il tuo stile

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Quello che cambia quando smetti di aspettarti di tornare quella di prima

Quello che cambia quando smetti di aspettarti di tornare quella di prima

Il blog potenziativo Quello che cambia quando smetti di aspettarti di tornare quella di prima E se il problema non fosse il tuo corpo, ma l’aspettativa? Ci hai provato. Hai provato a mangiare come facevi a 35 anni. Hai provato a ridurre le calorie, a riprendere l’allenamento “seriamente”, a comprare la crema più promettente, l’integratore consigliato dall’amica, il siero che “fa miracoli” e magari anche quella tisana che aveva il sapore di prato bagnato, ma tu ci hai creduto lo stesso. Hai provato a dormire di più, a bere meno, a meditare, a camminare, a essere più disciplinata, più costante, più “brava”. Eppure, nonostante tutto, il corpo non è tornato quello di prima. L’energia non è tornata quella di prima. Il peso non risponde come prima. La pelle non è quella di prima. Il ritmo non è quello di prima. E forse, in certi momenti, anche tu hai la sensazione di non essere più quella di prima. Ogni mattina, in quello spazio sottile tra chi eri e chi sei oggi, può insinuarsi una sensazione logorante: quella di stare perdendo una battaglia. Ma se non fosse una battaglia? Se il punto non fosse tornare indietro, ma imparare a costruire un nuovo modo di abitare il corpo che hai oggi? Questo articolo non parla di rassegnazione. Parla di una cosa molto più potente: smettere di misurarti con una versione passata di te e iniziare a chiederti cosa può funzionare davvero adesso. Perché dopo i 45 anni il cambiamento non inizia quando provi a tornare quella di prima. Inizia quando smetti di combattere la donna che stai diventando. Il peso invisibile dell’aspettativa C’è una forma di fatica di cui si parla poco quando si parla di menopausa. Non è solo la stanchezza. Non è solo il gonfiore. Non è solo l’insonnia. Non è solo quel metabolismo che sembra aver firmato un contratto part-time. È il confronto continuo con una versione di te stessa che appartiene a un’altra fase della vita. Ti confronti con il corpo che avevi. Con l’energia che avevi. Con la leggerezza che avevi. Con la capacità di recuperare che avevi. E senza accorgertene, trasformi ogni cambiamento in una prova del fatto che stai “perdendo qualcosa”. Ma il corpo dopo i 45 anni non è un corpo che ha fallito. È un corpo che sta cambiando equilibrio. I cambiamenti ormonali della premenopausa e della menopausa influenzano il sonno, la massa muscolare, la distribuzione del grasso, la sensibilità allo stress, l’umore, la fame, la ritenzione, l’energia e anche il modo in cui percepisci te stessa. Quindi no, non è tutto nella tua testa. Ma nemmeno tutto si risolve cercando di tornare indietro. Il problema è che viviamo immerse in messaggi che ci ripetono sempre la stessa cosa: resta giovane, resta uguale, resisti, recupera, correggi, nascondi. Come se il valore di una donna fosse legato alla sua capacità di sembrare sempre un po’ più giovane di quello che è. Ma tornare dove, esattamente? A un corpo con altri ormoni? A ritmi che oggi non riesci più a sostenere? A un’immagine di te costruita magari più sulle aspettative degli altri che sui tuoi bisogni reali? A volte la vera libertà comincia proprio quando smetti di chiederti: “Come faccio a tornare quella di prima?” E inizi a chiederti: “Come posso stare bene nella donna che sono oggi?” Quello che smette di funzionare non è sempre una perdita Quando molte donne over 45 descrivono questa fase, usano spesso frasi simili. “Non mi riconosco più.” “Non funziono più come prima.” “Non ho più voglia di fare le stesse cose.” “Non so più da dove ripartire.” “ Mi sembra di essermi persa.” Sono frasi importanti. E spesso vengono lette solo come segni di disagio. Ma da una prospettiva olistica e potenziativa, queste frasi non raccontano solo un disagio: possono indicare che qualcosa, nel modo in cui vivi il corpo, l’energia e le tue abitudini, ha bisogno di essere riorganizzato. Non sempre quello che smette di funzionare è una perdita. A volte è un invito a cambiare modo di vivere, di allenarti, di nutrirti, di pensarti e di prenderti cura di te. Smette di funzionare la perfezione performativa. Quel modo di dover essere sempre efficiente, disponibile, sorridente, organizzata, presente per tutti e possibilmente anche tonica, rilassata e con la cena pronta. A un certo punto, il corpo non regge più tutto questo. E quando non lo regge più, non ti sta tradendo. Ti sta mostrando che quel modo di vivere non è più sostenibile. Smettono di funzionare le strategie drastiche. Mangiare pochissimo, saltare pasti, allenarti troppo intensamente, pesarti ogni mattina, controllare tutto, inseguire risultati rapidi. Dopo i 45 anni, spesso, questi approcci non solo funzionano meno, ma possono aumentare stress, fame nervosa, rigidità, stanchezza e frustrazione. Smette di funzionare il silenzio sui tuoi bisogni. Quello che prima mandavi giù, adesso pesa. Quello che prima rimandavi, adesso torna a bussare. Quello che prima sopportavi, oggi ti svuota. E forse non è perché sei diventata più fragile. Forse è perché sei diventata più onesta con te stessa. Questa fase può essere scomoda, certo. Ma può anche diventare un punto di svolta. Perché quando qualcosa smette di funzionare, hai due possibilità: continuare a forzarlo oppure iniziare a costruire qualcosa di più adatto a te. Il corpo non ti sta chiedendo di tornare indietro Uno degli errori più comuni è trattare il corpo in menopausa come un corpo da correggere. La pancia da eliminare. Il peso da combattere. La stanchezza da ignorare. Il calo di tono da vivere come una sconfitta. Il sonno disturbato da sopportare perché “sarà l’età”. Ma il corpo non ha bisogno di guerra. Ha bisogno di una strategia diversa. Dopo i 45 anni rimettersi in forma non significa tornare a fare quello che facevi prima con più rabbia e più controllo. Significa capire cosa sostiene davvero il tuo corpo oggi. Magari hai bisogno di più forza, non di più cardio. Magari hai bisogno di mangiare meglio, non meno. Magari hai bisogno di dormire di più, non di allenarti

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Riscrivere le regole del desiderio sessualità e corpo dopo i 45 anni

Riscrivere le regole del desiderio: sessualità e corpo dopo i 45 anni

Il blog potenziativo Riscrivere le regole del desiderio: sessualità e corpo dopo i 45 anni Hai mai pensato che il tuo corpo ti stesse tradendo? C’è un momento, spesso silenzioso, in cui molte donne iniziano a sentirsi diverse. Non necessariamente peggio. Ma diverse. Ti guardi allo specchio e qualcosa non torna più come prima. Il corpo cambia, la pelle cambia, il peso si distribuisce in modo diverso, l’energia non è sempre disponibile su richiesta come un vecchio abbonamento illimitato che, diciamolo, sarebbe stato comodo. E poi c’è un altro cambiamento, più intimo e meno raccontato. Il desiderio. Magari non lo vivi più nello stesso modo. Magari hai meno slancio, meno voglia, meno connessione con il tuo corpo. Oppure senti che dentro di te qualcosa è ancora vivo, ma ha bisogno di tempi diversi, spazi diversi, attenzioni diverse. E allora inizi a chiederti: “Cosa mi sta succedendo?” “Perché non mi sento più come prima?” “Perché faccio fatica a sentirmi attraente?” “È normale che il mio desiderio sia cambiato?” Se hai più di 45 anni e stai attraversando la premenopausa o la menopausa, probabilmente sai di cosa sto parlando. E la prima cosa importante da sapere è questa: il desiderio non scompare per forza. Spesso cambia linguaggio. Il problema è che nessuno ci insegna a leggerlo. Il grande equivoco: pensare che desiderio significhi solo impulso Per anni siamo state abituate a pensare al desiderio come a qualcosa che “arriva”. All’improvviso. Da solo. Possibilmente mentre siamo perfettamente depilate, rilassate, luminose e con una vita organizzata meglio di un’agenda giapponese. La realtà, però, è molto diversa. Soprattutto dopo i 45 anni. In questa fase il corpo attraversa cambiamenti ormonali importanti. Il calo degli estrogeni può influenzare lubrificazione, elasticità dei tessuti, sensibilità, sonno, umore, energia e percezione del corpo. Questo può avere un impatto anche sul modo in cui vivi la sessualità e il desiderio. Ma sarebbe riduttivo pensare che sia tutto “colpa degli ormoni”. Perché il desiderio femminile non è solo biologico. È anche emotivo, mentale, relazionale, energetico. Dipende da come stai, da quanto sei stressata, da quanto dormi, da come ti senti nel tuo corpo, da quanto ti senti vista, scelta, desiderabile e al sicuro. Dopo i 45 anni, spesso, il desiderio diventa meno automatico e più contestuale. Non parte sempre dall’impulso. A volte parte dalla presenza. Dal sentirti bene con te stessa. Dal non sentirti sempre sotto pressione. Dal recuperare una relazione più morbida con il tuo corpo. E questo non è un difetto. È un cambiamento. Il corpo che cambia non cancella la tua femminilità Uno dei pensieri più dolorosi che molte donne vivono in menopausa è questo: “Non sono più attraente come prima.” A volte non lo dicono ad alta voce. Lo pensano mentre si vestono, mentre evitano certi abiti, mentre scelgono la luce più favorevole dello specchio, mentre si accorgono che qualcosa nel modo di muoversi, di mostrarsi o di lasciarsi guardare è cambiato. Il corpo dopo i 45 anni può sembrare meno prevedibile. La pancia si gonfia più facilmente. Il peso cambia anche senza grandi eccessi. La pelle perde compattezza. Il sonno disturbato lascia il segno sul viso. La stanchezza abbassa la voglia di sentirsi curate. E quando non ti senti bene nel corpo, è normale che anche il desiderio ne risenta. Perché sentirsi attraenti non significa essere perfette. Significa sentirsi vive dentro il proprio corpo. E questa è una cosa molto diversa. Una donna può avere qualche chilo in più, qualche ruga in più e molta più presenza di prima. Può non avere più il corpo dei 30 anni, ma avere una consapevolezza, una profondità e una capacità di scegliere che a 30 anni magari non aveva affatto. Il punto non è tornare quella di prima. Il punto è ricostruire una relazione più serena, più consapevole e più rispettosa con il corpo che hai oggi. Perché dopo i 45 anni il desiderio può cambiare Il desiderio femminile è influenzato da tanti fattori, e in menopausa questi fattori tendono a sovrapporsi. C’è la parte ormonale, certo. Il calo degli estrogeni può rendere i tessuti più sensibili e modificare la risposta fisica. Alcune donne possono vivere secchezza, fastidio o dolore durante i rapporti, e in quel caso è fondamentale parlarne con una ginecologa o un professionista sanitario, perché esistono soluzioni specifiche e non bisogna “sopportare”. Ma accanto alla parte fisica c’è tutto il resto. C’è lo stress accumulato. C’è la stanchezza cronica. C’è il sonno spezzato. C’è il rapporto con il proprio corpo. C’è la relazione con il partner, se c’è. C’è il carico mentale che spesso, dopo i 45 anni, sembra diventare una professione non retribuita. Quando sei stanca, gonfia, irritabile, appesantita o sempre in modalità “devo fare”, è difficile sentire desiderio. Non perché tu sia spenta, ma perché il tuo sistema è sovraccarico. Il desiderio ha bisogno di spazio. E se la tua giornata è piena di doveri, stress, controllo, giudizio e stanchezza, quello spazio si restringe. A volte non è il desiderio che manca. È il terreno che non lo sostiene più. Il desiderio non è solo sessualità: è energia vitale Questa è una distinzione fondamentale. Quando parliamo di desiderio dopo i 45 anni, non parliamo solo di sessualità in senso stretto. Parliamo anche di energia, vitalità, piacere, autostima, presenza, capacità di abitare il corpo senza sentirlo come un nemico. Il desiderio è anche voglia di vestirti in un modo che ti rappresenta. È voglia di muoverti. È voglia di piacerti. È voglia di sentirti più leggera, più presente, più viva. Ecco perché lavorare sullo stile di vita può avere un effetto profondo anche sul modo in cui ti percepisci. Quando inizi a dormire meglio, mangiare in modo più equilibrato, muoverti con costanza, ridurre l’infiammazione, respirare meglio e abbassare lo stress, non stai solo “facendo benessere”. Stai ricostruendo le condizioni perché il corpo torni a sentirsi abitabile. E quando una donna torna ad abitare il proprio corpo, cambia anche il modo in cui si guarda. Si muove diversamente. Si veste diversamente. Si concede diversamente. E

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